Un ritratto del (Divin) Codino più famoso al mondo

Oltre 20 anni di magico calcio giocato tra infortuni e vittorie

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Proprio nei giorni in cui si parla solamente dell’uscita del film targato Netflix “Il Divin Codino”, dedicato alla storia della vita di Roberto Baggio, abbiamo voluto omaggiare anche noi, sul blog Marathonbet, le gesta di uno dei più grandi numeri 10 italiani di sempre.

Un omaggio al giocatore più talentuoso ed elegante del calcio italiano e mondiale 

Il gioco del calcio, ogni anno, sa sempre come stupirci regalandoci storie indimenticabili e al contempo facendoci conoscere interessanti interpreti del pallone il cui ricordo rimane impresso nelle nostre menti per un lasso di tempo più o meno lungo a seconda del loro valore. D’altronde come direbbero saggiamente i latini: “Omnia fert aetas animum quoque” (il tempo porta via tutte le cose, anche il ricordo). È capitato infatti, e capiterà ancora, di appassionarci alle prodezze di un bomber da 20 goal stagionali oppure agli interventi provvidenziali di un arcigno difensore ma di dimenticarne, almeno a tratti, l’onorata carriera. Questa legge universale, che interessa gli amanti della sfera che rotola, vale però nel 99,9% dei casi poiché per ogni regola, si sa, esiste un’eccezione che in questo specifico caso di nome e cognome fa Roberto Baggio. Chi ha avuto la fortuna di aver vissuto in prima persona la parabola sportiva del Divin Codino non ha certamente scordato nemmeno un passaggio del suo percorso professionale. Quando parliamo di uno dei più forti fantasisti e fuoriclasse del ventennio calcistico 1984-2004 ci vengono in mente almeno tre aggettivi in grado di qualificarlo: eleganza, talento e raffinatezza. Il Raffaello del calcio, così soprannominato perché ogni suo passaggio, goal e punizione è un vero e proprio capolavoro da vedere e rivedere più e più volte, nasce a Caldogno il 18 febbraio del 1967, città in cui muove i suoi primissimi passi da calciatore per poi vestire, nel 1980, la maglia del Lanerossi Vicenza. Con i biancorossi gioca nelle giovanili e approda, nella stagione 1984-1985, in prima squadra contribuendo con i suoi goal alla promozione della stessa dalla C1 alla serie cadetta. Tuttavia il Dio del Pallone, forse invidioso per le importanti doti calcistiche innate di Roberto Baggio, decide di punire il futuro campione con il codino costringendolo a fermarsi ai box a causa di un grave infortunio al legamento crociato anteriore e al menisco del ginocchio destro. La Fiorentina decide comunque di puntare su questo calciatore dalla classe cristallina e dalla muscolatura di cristallo e nel 1985 lo ingaggia per 2,7 miliardi di lire. 


Con la maglia viola: tra dolori (al ginocchio) e piccole gioie

Il recupero atletico di uno dei più grandi fantasisti della storia del calcio non è certo cosa da poco, tuttavia, dopo l’operazione al ginocchio, Baggio esordisce in A il 21 settembre 1986 contro la Sampdoria. Non passa nemmeno una settimana ed ecco che una nuova lesione al menisco del ginocchio destro lo costringe ancora a fermarsi. L’attaccante viola rientra poi a fine stagione ma prima di iniziare a far vedere alla grande platea di A di che pasta è fatto bisogna aspettare il 10 maggio 1987, giorno in cui segna il suo primo goal su punizione contro il Napoli. La stagione della rivelazione è quella del 1987-1988, periodo in cui finalmente riesce a giocare con continuità segnando un goal pazzesco al Milan di Sacchi dopo aver saltato tutta la retroguardia rossonera. Il suo momento è arrivato. Con Sven-Göran Eriksson in panchina, Roberto Baggio segna l’anno successivo 15 reti e nella stagione 1989-1990 ben 17, superando nella classifica cannonieri Diego Armando Maradona. Una bella soddisfazione per un top player che anche oggi sarebbe in grado di fare la differenza determinando le attuali quote e scommesse grazie a pregevoli giocate (da fermo). Con la maglia della Fiorentina, indossata fino a maggio del 1990, non vince nulla ma arriva a sfidare, proprio in quell’ultimo anno, la Juventus in finale di Coppa UEFA. 


La consacrazione definitiva con la Juventus

Neanche il tempo di smaltire la delusione per il trofeo perso ed ecco che Baggio viene ingaggiato dalla Juventus, team con cui gioca (magistralmente) fino al 1995. Con la formazione di Torino il Codino diviene ufficialmente Divino: sebbene sia nuovamente tartassato da infortuni, l’attaccante è protagonista assoluto della Juve di quell’epoca storica conquistando la sua prima (e unica) Coppa UEFA nel 1992-1993, che gli vale inoltre Pallone d’oro, FIFA World Player e Onze d’or, 1 Coppa Italia e 1 scudetto nel 1994-1995. Il difficile rapporto con Lippi, succeduto sulla panchina a Trapattoni e che non lo vede protagonista del nuovo modulo 4-3-3 (gli vengono infatti preferiti Vialli, Ravanelli e un giovane Del Piero), porta alla sua definitiva esclusione dal nascente progetto bianconero.


Due anni con il Milan e uno scudetto

Dal 1995 fino al 1997 Baggio indossa la maglia del Milan vincendo, al suo primo anno con il Diavolo, uno scudetto. Titolare in quasi tutte le partite, viene spesso sostituito da Fabio Capello che gli preferisce Weah e Savićević. Diversamente dal collega allenatore, il nuovo c.t. Tabárez punta molto sul Divin Codino ma i pochi risultati positivi ottenuti da parte del mister uruguaiano ne determinano l’esonero. Con l’arrivo di Sacchi si fa dura per Baggio che non trova spazio nell’undici titolare (gli effetti delle scorie di Usa ’94 non sono mai venuti meno). Lo sfogo del calciatore a mezzo stampa che accusa il coach italiano per il poco utilizzo e la polemica a seguito dell’ingresso durante un Milan-Juventus 1 a 6 a gara già compromessa sanciscono il definitivo divorzio tra Baggio e il Milan. 


Bologna, Inter e Brescia: ultimi sprazzi di vero Baggio  

Il Divin Codino, protagonista con la maglia della Nazionale italiana con cui conquista una medaglia di bronzo a Italia 1990 e un argento a Usa 1994 con tanto di 27 reti in 56 partite, decide, dopo la parentesi rossonera, di trasferirsi al Bologna, team con cui conosce una seconda giovinezza. Sotto la Torre degli Asinelli si fa apprezzare dal popolo rossoblù segnando ben 22 goal in 30 partite. Nel biennio 1998-2000 veste poi la maglia nerazzurra dell’Inter del trio Ronaldo-Zamorano-Djorkaeff. Se Simoni lo schiera con frequenza in campo, Lippi invece lo mette (nuovamente) ai margini del suo progetto. Dal 2000 al 2004 Roberto Baggio gioca infine per la sua ultima squadra, il Brescia, incantando ancora una volta il pubblico sportivo come se fosse il primo giorno, insieme a un certo Josep Guardiola.