Supercoppa italiana 2006 Inter-Roma 4-3: un match tutt’ora vietato a chi soffre di tachicardia

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Sono passati 14 anni da quell’epica sfida tra nerazzurri e giallorossi, eppure le emozioni che sa ancora regalarci sono “off-limits”

Se un giorno gli alieni invadessero la terra (visti i tempi che corrono nulla è da escludersi a priori!) e ci obbligassero con la forza a spiegare a parole il perché del successo del gioco del calcio, sapremmo sicuramente offrire loro una facile risposta raccontando di quella volta in cui si disputò la più pazza Supercoppa italiana della storia tra Inter e Roma. Era un caldo 26 agosto del 2006, ben 14 anni sono passati da quell’epica sfida tra nerazzurri e giallorossi che si concluse con il risultato di 4 a 3 per la squadra di Milano che, sotto di tre reti dopo 34 minuti, riuscì a ribaltare il match durante i tempi supplementari. Siamo sicuri che dopo quella prima mezz’ora abbondante di gioco parte del popolo della Beneamata aveva già spento i televisori per andare a fare un tuffo in mare o per un’escursione in montagna e non solo loro: molti bookmakers dell’epoca, che scommettevano su un incontro combattutissimo, erano talmente sconsolati da decidere di seguire live un’altra manifestazione. Ovviamente noi di Marathonbet, nonostante fossimo rimasti impressionati come tutti dalla forza della Lupa che con Mancini e Aquilani avevano messo alla berlina il Biscione praticamente in un amen, tenemmo i nervi saldi perché credevamo fortemente in una ripresa all’arma bianca da parte dell’Inter. E così è stato: l’11 titolare di Mancini uscì dagli spogliatoi mettendo in campo quell’aggressività e quella superiorità tecnica che portò la sfida all’over-time. Vieira, autore di una doppietta, e Crespo, subentrato a uno spento Adriano, cambiarono di fatto il volto dell’incontro. Se la prima parte della sfida era stata tutta a favore del team di Spalletti, la seconda era a sole tinte nerazzurre. Il punteggio dopo i regolamentari era dunque di 3 a 3. E i colpi di scena non erano terminati qui. Come in un libro giallo ben scritto, le pagine più interessanti dovevano essere ancora lette.

La pennellata finale di Luis Figo

La stanchezza la faceva ormai da padrona visto e considerato che le due squadre italiane più forti dei primi anni 2000 avevano dato tutto durante i 90 minuti per provare a primeggiare sull’avversario. Quando la fatica incombe, il colpo di genio, si sa,è l’unica arma a disposizione per cambiare il destino di un incontro pallonaro equilibrato. Quando poi è un tiro da fermo a fare la differenza (e che tiro da fermo), non si può che rimanere piacevolmente colpiti al di là della propria fede calcistica: la pennellata di Luis Figo su punizione, giocatore dalla classe immensa in grado di dribblare chiunque nonostante avesse superato abbondantemente i 30 anni di età, fece gridare di gioia un attonito popolo nerazzurro che non credeva ai propri occhi. Il minuto era il 5° del primo supplementare e la “pazza” Inter aveva ribaltato la partita con uno spettacolare 4-3 che rimarrà nella storia. Immaginavamo che Inter-Roma sarebbe stato un incredibile match da over, ma forse non fino a questo punto. Il capolavoro nerazzurro si era compiuto poiché la segnatura del fuoriclasse portoghese fu l’ultima di 7. Chiunque avesse assistito dal primo secondo fino all’ultimo a quell’incontro non avrebbe potuto certo rimanere indifferente: troppe le emozioni, troppe le sensazioni vissute in sole due ore di gioco. Quell’Inter-Roma 4-3, match tutt’ora vietato a chi soffre di tachicardia, fu l’espressione più alta dello sport calcio di allora. Ci auguriamo che i nostri ipotetici invasori alieni abbiano finalmente compreso perché questa disciplina sportiva sia così seguita.

Le indimenticabili magie del portoghese

Le 7 reti di quell’agosto del 2006, che i tifosi di calcio e il mondo delle scommesse sportive ricordano tutt’ora come se fosse ieri, non sono l’unica cosa che rimase impressa di tale partita. Gli amanti del pallone che rotola rammenteranno le magie del pallone d’oro portoghese Luis Figo che chiuse la carriera con la maglia nerazzurra. Durante quel match egli “ubriacò” tre avversari accarezzando la sfera come nessuno, mise cross in mezzo all’area avversaria realizzandoli con il compasso e, come detto, disegnò la parabola più bella che sancì la fine delle ostilità tra la Lupa e il Biscione. Forse senza il suo apporto alla causa interista, i giallorossi avrebbero alzato al cielo la Supercoppa italiana. “Con i se e con i ma la storia non si fa” recita un proverbio popolare, ma indubbiamente il genio calcistico sposta sempre gli equilibri. Ecco un altro modo per spiegare agli alieni che colonizzeranno ben presto la terra perché amiamo il calcio.