Grand Prix Driver: i retroscena del leggendario team McLaren attraverso una prospettiva unica.

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Anche il più esperto di noi può correre il rischio di dimenticare quanto avvincente sia lo sport nel regalarci momenti che dovrebbero rimanere impressi nella nostra memoria. Ecco che questo periodo di pausa dalla quasi totalità di eventi sportivi internazionali può diventare l’occasione giusta per molti appassionati di “recuperare” storie e vicende di atleti che meritano di tornare alla luce.

Accade esattamente questo con Gran Prix Driver, il documentario che decide di raccontare il mondo della Formula 1 attraverso la prospettiva privilegiata di uno dei suoi più illustri protagonisti: la McLaren.

Una stagione piena di aspettative.

Si tratta di una vera celebrazione dell’universo Formula 1 che, attraverso il sapiente contributo produttivo di Manish Pandey (che ha già firmato opere su Senna e sulla Ferrari) fa luce sulle attese stagionali della casa automobilistica inglese, dopo un biennio di grandi sofferenze, tracciandone una panoramica che sia la meno filtrata possibile.

Nel corso di quattro puntate viene descritta quindi la gestione della scuderia ad opera di Zak Brown, tra decisioni strategiche azzeccate e scelte discutibili. Lo sfondo è quello della stagione 2017, che non è annoverata certo tra i ricordi più felici della tifoseria, visto che a fine stagione i due piloti Alonso e Vandoorne saranno in grado di raccogliere solo 30 punti, con un desolante nono posto in classifica costruttori. Una stagione insomma vissuta ai limiti della normalità per un fuoriclasse come il pilota spagnolo, vittima delle prestazioni insufficienti della power unit Honda che ha compromesso i risultati dell MCL32.

Una prospettiva “esclusiva”.

A colpire è soprattutto questo aspetto. Il documentario riesce a catturare il “dietro le quinte” del team, e con esso molti dei momenti di tensione spontanea vissuti durante l’arco di questa tribolata stagione. Una soluzione narrativa come questa, che mira a fornire un racconto che sia il più puro possibile, ci offre momenti ad alto impatto psicologico, soffermandosi sulle reazioni dei suoi protagonisti, e sulle loro passioni: momenti di grande difficoltà in cui i campioni vengono messi a dura prova, come nel caso del pur indiscutibile Fernando.

Il quadro che ne risulta è alquanto efficace per lo spettatore, che in questo modo accede alle segrete stanze della Formula 1 altrimenti impossibili da penetrare, e con suo grande stupore riesce ad osservare tanti aspetti inediti tra briefing tecnici ed allenamenti.

L’aspetto più immediato e diretto però è quello “emotivo” : ripercorrendo il lasso di tempo compreso tra l’annuncio dei piloti e gli infelici test di Barcellona, questa docu-serie rende con grande efficacia le frustrazioni di un team che gradualmente metabolizza la deludente genesi della stagione,  pronto ad affrontare le difficoltà del campionato in arrivo.

Come ogni grande realtà sportiva che si rispetti, a fronte di questi insuccessi, emerge anche un chiaro messaggio che tutti i migliori devono sapere far loro per rimanere tali: dalle cadute si può solo imparare, dagli errori trarre il massimo per migliorarsi costantemente.

Ecco perché consigliamo a tutti gli appassionati sportivi e non solo, a coloro che amano le nostre fantastiche quote dedicate alla Formula 1, di immergersi in un racconto senza precedenti su alcuni dei suoi meravigliosi protagonisti.