2005 : Milan – Liverpool 3-3, quando sei minuti possono cambiare la storia.

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Molti dei nostri appassionati lettori, da sempre in cerca delle emozioni uniche che solo lo sport sa regalare, avranno già avuto modo di ricordare in questa rubrica alcuni dei più incredibili match del calcio internazionale. Oggi dobbiamo per forza parlare di un illustre precedente, fra i più clamorosi che si siano mai visti su un rettangolo verde: la finale di Champions League 2005 di Istanbul tra Milan e Liverpool. Una sceneggiatura che i tifosi rossoneri hanno sicuramente cercato di rimuovere dalla loro memoria, ma non per questo meno ricca di elementi drammatici da raccontare, e non solo perché parliamo di una finale. Questa è infatti, e soprattutto, la storia dei sei minuti più folli che uno spettatore possa ricordare

Uno scontro epico

Siamo allo stadio Ataturk di Istanbul, è il 25 maggio 2005, e mezzo mondo è collegato davanti alla tv per assistere alla finale di Champions League. Si affrontano due club che hanno fatto la storia di questa competizione. Il Milan torna a giocarsi la coppa dalle grandi orecchie per la seconda volta negli anni 2000, dopo il successo di Manchester nello scontro tutto italiano con la Juventus, datato 2003. I reds tornano in finale dopo vent’anni esatti dalla terribile serata dell’Heysel, nella partita conclusa e persa, sempre contro la Juventus, all’interno di uno scenario surreale.

I nomi pronti a scendere in campo fanno capire da subito che non sarà una partita noiosa.
Il Milan, che parte favorito, è allenato da Carlo Ancelotti, e colpisce per la qualità dei suoi interpreti: difesa a quattro con Cafu, Stam, Nesta e Maldini davanti al portiere Dida; centrocampo a rombo con Pirlo vertice basso, Gattuso, Seedorf e Kaka ad istruire le punte Pippo Inzaghi e Shevchenko.
Il Liverpool di Rafa Benitez risponde con Dudek tra i pali, poi Finnan, Carragher, Hyypia, Traore in linea difensiva, poi Luis Garcia, Xabi Alonso, Riise e ovviamente Steven Gerrard, con Kewell e Baros come riferimenti offensivi.

Il colpo di scena

Nemmeno un minuto e succede già qualcosa: Pirlo batte una punizione dalla trequarti di destra, ma fa finta di calciare nella mischia dell’area di rigore. Dirige la traiettoria verso il dischetto, dove è appostato Maldini, che dai sedici metri si inserisce perfettamente ed insacca in rete.Per i reds è una doccia gelata. Il Milan è una macchina che va a mille, partiva già favorita alla vigilia ed è in vantaggio dopo cinquanta secondi. Peggio di così non poteva cominciare per la squadra inglese.
Ed infatti l’inerzia della gara scorre prepotentemente in direzione Milano. Il possesso palla rossonero mette in difficoltà gli avversari che incassano un’altra rete al minuto trentotto: Crespo finalizza sotto porta un contropiede cominciato da Kaka e Sheva. Il trequartista brasiliano ispira ancora con la sua classe cinque minuti più tardi: fantastico assist da centrocampo che elude la linea difensiva avversaria, ancora Crespo riceve e mette in porta.
Siamo sul 3-0 a fine primo tempo.

Il risultato non concede repliche, ed anzi sembra confermare i pronostici della vigilia, con la squadra di Ancelotti proiettata verso il successo, dopo aver prevalso su Barcellona, Inter e Psv nel suo cammino verso Istanbul.
Il Liverpool, d’altro canto, non è arrivato lì per caso: dopo un girone di qualificazione superato a fatica, ha eliminato club come Juventus e Chelsea. Non può finire in questo modo, pensano Benitez ed i suoi ragazzi, nello spogliatoio. L’avversario è di livello assoluto, magari superiore a loro: ma il ritorno ad una finale di Champions League non può concludersi in modo così mesto per una squadra da sempre abituata a lottare fino all’ultimo minuto di gioco.

La più imprevedibile delle riprese.

Non sappiamo bene cosa succeda in quegli attimi di concentrazione. Sta di fatto che al rientro in campo dei giocatori, i tifosi del Liverpool continuano ad intonare “You’ll never walk alone” dominando la scena con la loro maestosa coreografia. Ora gli spalti sembrano diventare quasi completamente rossi e qualcosa scatta nella testa di Gerrard e soci.
Il primo gol inglese arriva dopo solo dieci minuti: è proprio il capitano dei reds che, complice una marcatura fin troppo rilassata, si ritrova da solo a siglare di testa la rete della speranza. Non è facile capire bene cosa accadrà: il Milan può tranquillamente gestire, ne ha le capacità e del resto ha dominato per quasi un’ora. Il Liverpool può invece fare leva sulla molla dell’orgoglio. Siamo ad un bivio, e la risposta arriva quasi sessanta secondi dopo. Smicer calcia dal limite dell’area un pallone non inafferabile, che Dida però non trattiene. È il 3-2, gol ancora una volta propiziato da una distrazione milanista. Cinque minuti dopo, l’incubo rossonero si completa. Gattuso atterra Gerrard, Mejuto Gonzalez decreta il rigore: Xabi Alonso va dal dischetto. Quasi per un sadico scherzo degli dei del calcio, che giocano con le emozioni dei suoi tifosi, lo spagnolo si fa parare il rigore da Dida ma sulla respinta mette in porta. Il clamoroso, inaspettato pareggio si materializza in soli sei minuti. Un tempo quasi nullo ma incredibilmente sufficiente per assistere al suicidio rossonero. Un blackout di trecentosessanta secondi che riporta la gara in equilibrio, un lampo intenso di emozioni prima che la gara torni alla normalità, e si trascini ai supplementari.

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I supplementari: ancora rimpianti per i rossoneri

I successivi trenta minuti sono un intermezzo quasi del tutto noioso prima dei rigori. Quasi, perché le divinità del calcio non hanno ancora finito i loro capricci, e anzi iniziano a lanciare dei segnali evidenti su chi dovrà portare la coppa a casa al triplice fischio. A pochi minuti dalla fine Shvechenko colpisce di testa, Dudek para ma la punta ucraina impatta ancora il pallone in tap-in, ad un solo metro dalla linea di porta: clamorosamente la sfera viene respinta dal portiere polacco, quasi incredulo per la nuova prodezza eseguita.  
Si giunge ai rigori, che portano dolci ricordi ad entrambe: due anni prima il Milan ha battuto così la Juventus; Liverpool ha vinto la sua ultima coppa dei Campioni battendo la Roma nel 1984, quella del provocatorio balletto del portiere Grobbelaar ai danni dei calciatori giallorossi.
A rievocare quei momenti ci pensa proprio Dudek, che comincia una stranza danza sulla linea di porta, prima di ogni rigore, per distrarre i suoi avversari. Sembra funzionare: dei suoi compagni sbaglia solo Riise, nel Milan cadono Serginho, Pirlo e Sheva. Già, Sheva, proprio colui che a Manchester aveva realizzato il penalty decisivo nel duello con Buffon.
Gli dei del calcio hanno scherzato fino alla fine, quella notte di Istanbul, la notte in cui il Liverpool vince la Champions League più insperata, grazie ai sei minuti più pazzi della storia di questo sport.